L’intimità dei fiori di Georgia O’Keeffe e l’abbinamento con un Pinot Blanc.


Iris bianco n.7 (1957)

L’intimità può aprire un mondo di piacevoli pensieri,
ma se viene violata da barbari comportamenti genera i sentimenti più ostili.

I fiori sono tra i soggetti più rappresentati nell’Arte:
dagli antichi greci alla contemporanea Ewa Juskiewicz,
ma pochi sono riusciti a coglierne l’intimità.

Georgia O’Keeffe nata il 15 novembre del 1887 nel selvaggio Wisconsin (Stati Uniti) da genitori contadini, aveva ereditato e sviluppato una sensibilità verso la natura e la vita che la resero la “mistica” pittrice dei fiori.

Ha saputo accostarsi all’intimità della natura con rispetto.
Attitudine che forse oggi scarseggia.

Georgia ci chiede con gentilezza d’acciaio di non essere volgari, ma di fare quello sforzo che ci porta oltre i nostri istinti primitivi, naturali certo, ma non più legittimi in questo contesto.

Uno sforzo per non vedere una vagina dove c’è un fiore, ma il microcosmo dell’anima.

Una visione intimista rivolta all’etereo più che al corporeo.

Georgia rifiutò sempre la lettura sessista riferita alla serie di dipinti close-up di fiori.
Il problema nasceva dalla prevalenza maschile nel mondo dell’Arte di quel periodo e, aggiungo, dal bias dell’attenzione:

la realtà che osservo è influenzata da ciò a cui penso maggiormente.

Fiore della vita (?) Coll. privata

I dipinti dei fiori per Georgia sono più intimi che sensuali.
Nascono infatti da quel periodo fecondo dei primi anni di amore e convivenza con il fotografo, gallerista e poi marito Alfred Stieglitz.

Lui la fotografava spesso e senza veli. Lei, di 23 anni più giovane, rispondeva con quelle visioni intime e poetiche di fiori.

Forse, cercando di sublimare un desiderio di maternità, mai assecondato o desiderato dal marito.

Allora l’immagine ravvicinata dei fiori ci offrono la visione di una dimensione femminile, non sessuale, di delicatezza e grazia.
Avvicinarsi a qualcosa di delicato e fragile come un fiore richiede attenzione, calma e sensibilità: aspetti che nel sesso sono rari, ma nell’amore essenziali.

Georgia lo scriverà:

“nessuno osserva realmente un fiore […]
dipingerò ciò che il fiore significa per me. Ma lo dipingerò grande per convincere la gente a prendersi il tempo per osservarlo […]”

Prendiamoci il tempo, se riusciamo, è l’unica cosa che non si può negoziare.


Galanthus nivalis – Claire Naudin

Georgia O’Keeffe rimanda ad un vino che esprime lo stesso candore e la stessa purezza: il magnifico Pinot blanc di Claire Naudin, tanto buono quanto raro.

Anche la produttrice di Borgogna, come l’artista, ha dato alla sua opera il nome di un fiore, Galanthus nivalis o bucaneve.

Il suo Pinot Blanc è minimalista, ma di estrema precisione: sorprendente eleganza al naso, frutto morbido e finissimo in bocca, accompagnato da una scia sapida che chiama sempre un altro sorso. L’uso del legno, eccezionale e mai forzato, ci regala un vino etereo dalla trama delicata e di vibrante freschezza.

>>> vai al vino