Pietro Annigoni per primo, e meglio di altri, dipinse la Regina Elisabetta II svelando la sua umanità.


Pietro Annigoni
Ritratto di Elisabetta II d’Inghilterra 
(1954-1955)
Londra, Fishmongers’ Hall

Settembre sarà il mese più crudele per gli inglesi, non ha generato lillà da terra morta, ma si è preso la Regina (parafrasando T.S. Eliot). 

Al di là delle idee sulle monarchie, Elisabeth piaceva. Era una certezza in un mondo sempre più liquido, fluido, ormai gassoso.

Per questi motivi dedico questa newsletter a lei, raccontandovi del pittore italiano che per primo, e meglio di altri, la dipinse svelando la sua umanità: “sola e distante”.

Abbinando l’opera a un vino potente quanto snob, scelto dalla regina per il suo matrimonio: un rosso bordolese di nome Petrus

Se nel 1954 avevi 44 anni eri vecchio, prossimo al ritiro.
Se poi eri in Italia avevi vissuto due guerre mondiali.
E se eri un pittore realista, amante della tradizione, eri destinato a vivere nell’ombra. 

Probabilmente rifletteva su questi fatti Pietro Annigoni nel suo studio di Firenze. Sapeva che la sua scelta di gioventù di non seguire le avanguardie artistiche, definendosi un Pittore moderno della realtà, non gli avrebbe portato notorietà.
Ma a 44 anni Pietro cominciava a sentire che i sogni lasciavano spazio ai ricordi, e per un artista è una condanna.

Forse furono questi pensieri a spingere Pietro verso “la battaglia difficile” del ritratto della Regina Elisabetta II. Il dipinto che cambierà la sua vita da pittore nell’ombra a pittore della Regina”; ricercato da politici come John Fitzgerald Kennedy a nobili e Papi (Giovanni XXIII).

Il ritratto di Elisabetta II d’Inghilterra di Pietro può apparire un dipinto antico. I colori delle tempere grasse (amate da Leonardo da Vinci) come pure l’ambientazione ricordano il rinascimento fiorentino. La postura di Elisabetta è quella dei reali: di tre quarti con lo sguardo oltre il pubblico. Tutto il dipinto è un omaggio alla tradizione. 

Tuttavia, Elisabetta non sembra una regina, è ritratta con la veste dell’Ordine della Giarrettiera (citata all’inizio del film The Queen del 2006), molto più sobria della veste regale. La corona è sostituita da una coccarda posta vicino al cuore. La mano è nuda, come il giovane viso. L’unico gioiello una perla, più semplice del famoso orecchino di Vermeer, ma che rende quella donna altrettanto sensuale.

Autoritratto (1946)
Fondazione CR, Firenze

Pietro nel suo diario racconta:

“simboleggiare, attraverso l’immagine solare di una splendida e giovane donna appena salita al trono, tutte le speranze e le aspettative di una nuova epoca della storia inglese dopo le sofferenze e i traumi della seconda guerra mondiale”.

Quel dipinto commissionato da un’improbabile compagnia dei Pescivendoli (Fishmongers’ Company) è divenuto il ritratto della Regina più amato dal popolo e da lei stessa, cosa non così scontata.

Nel 1963 fu anche realizzato un francobollo ufficiale con l’immagine della regina ritratta da Pietro. La famiglia reale subito dopo commissionò a Pietro il ritratto di Margaret, e quattordici anni più tardi, nel 1969, il pittore fu chiamato a realizzare un nuovo ritratto di Elisabetta, questa volta per conto dei trustees della National Portrait Gallery. I bozzetti di quel secondo ritratto furono acquistati personalmente da Elisabetta, nota per la sua parsimonia dell’arte (nei suoi primi 50 anni di regno acquistò solo 20 dipinti). 

Un rapporto quello tra Pietro ed Elisabetta proseguito per decenni, nato in quelle 16 sedute di posa in cui un pittore semisconosciuto riuscì a cogliere l’anima della giovane Regina d’Inghilterra: una ragazza di 28 anni:

“sola e distante, nel cuore di milioni di persone che l’amavano”.


Petrus

Nella regione francese del Bordeaux ci sono molti Château che producono vino da oltre un secolo e sono i cosiddetti mostri sacri dell’enologia.

Petrus è una cantina senza Château (castello) e ha meno di 100 anni di storia, eppure è uno dei vini più ricercati e snob.

Il motivo, oltre alla bontà del succo, sta all’intraprendenza di Marie Louise Loubat che nell’immediato dopoguerra inviò in omaggio una cassa del suo vino – un cru come tanti altri – alla allora principessa Elisabetta.

La quale apprezzo il gesto, e il prodotto, tanto da invitarla al matrimonio con il principe Filippo il 20 novembre del 1947.
Va da sé che al banchetto del matrimonio il Petrus era il vino più versato, gustato e chiacchierato.

Oggi, la famiglia Moueix segue la produzione di questo vino, non più cru, ma di solo uve merlot.
Produce 40/50.000 bottiglie all’anno e le vende solo per assegnazione o all’asta, a partire da prezzi che secondo l’annata possono raggiungere anche i 2000€ a bottiglia. 

Il vino viene affinato per 18-22 mesi in barriques nuove, e poi in bottiglia dovrebbe rimanerci per almeno 10 anni.
Per i più pazienti può arrivare oltre i 50.

Se arrivate a degustarlo, questo vino rosso scuro di bassa acidità, è morbido, rotondo e scorrevole. Nonostante l’elevato contenuto di tannini, il vino è delicato e oleoso, da mordere e masticare letteralmente.
Sentirete aromi di ribes nero, more, gelsi e prugne, a cui negli anni si aggiungono note di tabacco.

>>> Se cercate un sito della cantina non lo troverete, altro gesto snob?